Il ricordo del “Maestro” Modena e la proposta di intitolargli la palestra di Borsea

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Cristiano Castellacci tratteggia un ritratto dell'uomo che con carisma ed autorevolezza ha insegnato pugilato a tre generazioni di atleti, professionisti e dilettanti: “Ha fatto crescere dei ragazzi, li ha fatti diventare uomini, per questo è giusto che una struttura dedicata allo sport possa portare il suo nome, così come chiesto con la mozione presentata da Marco Bonvento che chiedo a tutti i consiglieri comunali di sostenere”

Silvano Modena, una vera e propria istituzione per lo sport rodigino, si è spento ad 80 anni dopo aver forgiato generazioni di pugili e uomini

Ciao Maestro: Silvano Modena, una vera e propria istituzione per lo sport rodigino, si è spento ad 80 anni dopo aver forgiato generazioni di pugili e uomini

ROVIGO – “Il Maestro”. Tutti lo chiamavano così. Perché i suoi insegnamenti hanno formato intere generazioni di pugili. I suoi consigli, però, non si limitavano al ring, perché Silvano Modena era un punto di riferimento per tutti i suoi ragazzi. Forza, determinazione, pazienza, dedizione, passione. Virtù che coltivava ma che nulla hanno potuto contro il tumore che lo ha piegato. E, sabato 18 giugno, il grande cuore del Maestro ha smesso di battere. Aveva 80 anni e la sua morte è stata per la città un colpo di quelli che lasciano il segno.

«Silvano Modena è “il Maestro” e lo resterà sempre – è il ricordo di Cristiano Castellacci, a nome anche di tutti i suoi colleghi istruttori e degli iscritti alla Pugilistica Rodigina – Ci sono persone che nascono con un carisma e un’autorevolezza che non si imparano. E’ un dono. E il Maestro ha unito questo dono alla capacità di insegnare il pugilato a tre generazioni di atleti. La passione e la serietà con la quale ha seguito professionisti e dilettanti ha fatto crescere dei ragazzi, li ha fatti diventare uomini. Tutti noi lo chiamiamo Maestro soprattutto per come ci ha fatto diventare nella vita. Non solo per come ci ha insegnato a stare in guardia, sul ring, di fronte all’avversario. Ha insegnato a combattere, in senso lato. Perché lui prima di tutto era un combattente e l’ha dimostrato anche di fronte alla morte, l’avversario che nessuno ha mai battuto. Perché quando l’avversario è più forte si può perdere, ma sempre a testa alta. Perché per batterlo si deve aver fatto il massimo».

Pochi giorni dopo la morte di Modena, la Lista Menon, ha presentato una mozione a prima firma Marco Bonvento, già presidente del Coni, per l’intitolazione della palestra di Borsea, dove il Maestro viveva, in quanto «figura storica dello sport a Rovigo, amato da tutta la città, simbolo positivo per i giovani»

«La nostra società di pugilato, presieduta da Luca Ferracin – sottolinea Castellacci, che insegna pugilato in viale Trieste, come faceva il Maestro fino a qualche mese fa – avrebbe molto piacere che la nuova palestra di Borsea, la frazione dove il Maestro viveva, venisse intitolata a lui, che diventasse la palestra ‘Silvano Modena’ . Per questo ci siamo rivolti al Comune, vorremo che l’amministrazione prendesse questa decisione, un omaggio ad una persona che se lo merita, che è stata grande. Non solo per noi, ma per tutta la città.

E’ stato proprio Castellacci a contattare Marco Bonvento, «uomo di sport, ex delegato Coni, presidente della società di atletica leggera: parliamo la stessa lingua, quella dello sport praticato ed insegnato con il solo fine del miglioramento della persona, dell’abolizione delle barriere, della fratellanza. Marco ha già presentato una mozione perché la palestra di Borsea venga intitolata al Maestro. Abbiamo appreso che le normative non consentono di farlo in maniera immediata, serve una deroga ministeriale perché la morte del Maestro è troppo recente. Ma la presa di posizione del consiglio comunale potrebbe essere di grande aiuto. Credo che il ministero non abbia nessun interesse nel negare a Silvano Modena un riconoscimento così giusto e meritato».

Castellacci conclude rivolgendo un appello a tutti i gruppi consiliari: «Spero che venga compresa la natura totalmente apartitica della nostra richiesta, che arriverà in consiglio tramite la mozione. Ci auguriamo venga votata all’unanimità e che non vengano fatte prevalere logiche di partito su di un atto d’amore verso una persona che mai capirebbe un diniego di fronte ad una richiesta che non fa male a nessuno, anzi, che dà l’occasione alla città di essere riconoscente verso un uomo che ha dato a tutti, tanto, senza distinzioni».

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