Omosessualità: Bergamin, obiezione respinta

di Vanni Destro | Blog |

L'annunciato rifiuto di celebrare unioni civili ha cacciato il sindaco di Rovigo in un ginepraio. E l'obiezione con delega sembra una scappatoia poco celodurista. Si sente il rumore di unghie sugli specchi e l'impressione è che vi sia il tentativo di costruirsi un'immagine da icona leghista estrema, magari fruttuosa in future tornate elettorali, più che di risolvere i problemi comunali

In questi giorni ha tenuto banco a Rovigo e non solo, visto che la notizia ha varcato gli angusti confini comunali, la vicenda del rifiuto del sindaco Massimo Bergamin a celebrare le unioni civili se dovessero essere tra due persone dello stesso sesso.

Bergamin, a dire il vero, ci ha messo del suo per farsi ridere dietro parlando dell’eventualità di trovarsi di fronte un uomo che volesse sposare un cavallo come analoga all’unione di due omosessuali.

Da questa affermazione allo scatenarsi di ironie e satira nei suoi confronti il passo è stato breve.
Una folla numerosa di persone mascherate da cavallo si è riunita sotto le finestre del sindaco in occasione del flash mob con bacio collettivo organizzato da Politropia Arcigay di Rovigo per protesta e in difesa dei diritti sanciti dalla legge sulle unioni civili. Nell’occasione uno sposo con tanto di sagoma di cavallo velata nuzialmente è entrato in Comune inscenando un finto matrimonio.

L’attenzione suscitata non ha smorzato il piglio bergaminico, anzi, il sindaco ha rilanciato invocando per sé motivazioni etico-morali: il diritto all’obiezione di coscienza che fu di chi si rifiutava per pacifismo di svolgere il servizio militare o dei medici ginecologi contro l’aborto che si rifiutano di compiere le interruzioni di gravidanza.

Ora, senza voler entrare in valutazioni etico-morali su Bergamin, corre l’obbligo di segnalargli che chi ha obiettato in certi frangenti l’ha fatto sempre pagando in prima persona, non delegando altri in propria vece a svolgere il servizio militare o a fare un aborto. Pagando pure finendo in carcere o licenziati. Se Bergamin vuol fare da apripista nell’obiezione alle unioni omo mantenga fermo il proprio rifiuto a celebrarle e non deleghi ad assessori di mente più aperta il compito.

La legge non prevede obiezione e lui probabilmente verrebbe rimosso, ma sarebbe una medaglia al valore per chi ne condivide i principi. Delegare ad altri quel che ci ripugna è abbastanza da vile italianuccio, mica da eroe padano.

Magari assumersi una responsabilità tale potrebbe stimolare anche qualche cittadino a fare obiezione fiscale anche contro il Comune qualora non si trovi in accordo con alcune decisioni dell’amministrazione o la ritenga non ottemperante ai propri doveri. Sarebbe un successone, no?

Una considerazione per chiudere. Questa come altre questioni offre l’idea di un Massimo Bergamin più intento a costruirsi l’immagine da icona leghista estrema, magari fruttuosa in future tornate elettorali per più alte e remunerate poltrone, che di solutore di problemi comunali più o meno ordinari dai quali, oltretutto, visto che l’impressione finora data è quella di chi non sa che pesci prendere, meglio tenersi debitamente lontano.

Obiezione respinta quindi, caro Bergamin, smettiamola di far free climbing sugli specchi.

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