14 aprile 2018 20:34

UN LUOGO DA SCOPRIRE

Una volta c’era la vita: viaggio dentro l’ex manicomio di Granzette

Aperto per un giorno dall'associazione I luoghi dell'abbandono

ROVIGO – Un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato. Così si è presentato oggi, 14 aprile, l’ex manicomio di Granzette agli occhi dei visitatori accorsi numerosi per partecipare all’iniziativa organizzata dall’associazione “I luoghi dell’abbandono”. L’evento ha fatto sì che le porte del grande cancello di via Chiarugi si siano aperte per una giornata per far entrare le macchine fotografiche dei partecipanti al tour tra i padiglioni ed il parco dell’enorme struttura chiusa da oltre vent’anni.

Tanto lo stupore, la meraviglia e, in alcuni casi, anche i brividi che i fotografi amatoriali hanno provato lungo il percorso, un tracciato di 1,5 chilometri libero e non vincolato da tempi programmati. In tanti hanno potuto così immergersi nell’atmosfera irreale, a tratti spettrale e inquietante dell’ex manicomio: le scritte sui muri dei padiglioni, le foto originali che ritraevano la struttura negli anni in cui era operativa, i letti e le suppellettili, alcune paia di scarpe, segnate dal tempo e rimaste lì, a testimoniare che una volta c’era la vita. Quale vita, però, non si può immaginare.

Lì, in quegli spazi, sono passate centinaia di persone. Erano “matti”. O, almeno, questa era la definizione che veniva cucita loro addosso e che bastava a farli internare in un posto a due passi dalla città ma, nonostante questo, isolato dal resto del mondo. L’ex manicomio di Granzette risale agli inizi del Novecento. Progettato nel 1906 ed inaugurato nel 1930, è stato intitolato al re d’Italia Vittorio Emanuele III e, dopo anni quasi 70 anni di attività, è stato chiuso nel 1997. La proprietà è detenuta per la maggior parte dall’Ulss 5, azienda sanitaria di Rovigo, con la partecipazione di Provincia e Comune di Rovigo.

Il parco che circonda i numerosi padiglioni è di circa 22 ettari. Un vero e proprio polmone verde, insomma, proprio a due passi dal centro città ma che da decenni è precluso ai cittadini. L’area è inoltre sottoposta ai vincoli della Soprintendenza come bene culturale e paesaggistico ma versa in un grave stato di abbandono. Ma grazie a “I luoghi dell’abbandono”, associazione fondata da Devis Vezzaro, è tornato a far parte della vita della città. Con tutto il suo pesantissimo carico di ricordi.