06 aprile 2018 19:15

LA CURIOSITA'

“Basta caccia alle streghe contro la movida”, lo sfogo di Faffo de Le chat Noir

Il titolare del bar lamenta eccessivi controlli e pressioni per chiudere: "Non faccio niente di male, lavoro onestamente"

ROVIGO – E’ un vero e proprio appello quello che Fabiano Franca il titolare de “Le chat noir“, noto locale rodigino di viale Trieste, rivolge ai cittadini e soprattutto ai suoi vicini di circondario per trovare dei compromessi e permettere alla movida del centro di sopravvivere. Qualche giorno fa, infatti, è scoppiata la polemica sui social network in seguito ad alcuni controlli che le forze dell’ordine avevano effettuato nel locale, riscontrando alcune anomalie burocratiche.

“E’ difficile lavorare ricevendo continue intimidazioni – spiega Fabiano Franca, titolare -. Il locale non fa praticamente mai eventi musicali, cerchiamo di fare meno rumore possibile e rispettiamo le regole non fornendo da bere ai minorenni. Ciò nonostante subiamo continui controlli su richiesta dei vicini che non sopportano che si parli fuori dal locale o altri comportamenti dei clienti di cui non posso essere considerato responsabile. I controlli sono giusti: le regole vanno rispettate. Ma non vedo perché si debba fare questa caccia alle streghe contro i locali del centro: hanno fatto chiudere prima i Disinvolti in corso del Popolo, poi i giovedì del Borsa… Cosa si spera di ottenere? Che i giovani escano tutti dalla città in auto e si torni a parlare di stragi del sabato sera?”.

Il vero problema, secondo Franca, è la maleducazione delle persone: “Dentro al mio locale si comportano bene tutti, poi escono e alzano la voce, la musica dell’auto, schiamazzano, se li fermano polizia e carabinieri non prendono nemmeno paura. Ma non posso essere io il responsabile di tutto ciò che avviene in via Silvestri o in viale Trieste. Se questi giovani avessero più educazione certi problemi non si porrebbero e non li causa certo un cittadino che fa un onesto lavoro: sono qui da due anni, se un cliente beve troppo mi rifiuto di versarne ancora e non lo faccio andare a casa in auto. Mi prendo cura di tutti, ma non posso andare a vedere cosa le persone combinano in piazza XX settembre, non è mia responsabilità”.

Per “Faffo”, così lo chiamano i clienti, un bar è un punto di riferimento per tante persone per bene: “Vengono qui i cuochi, i camerieri, gli attori teatrali e i tecnici che finiscono di lavorare di notte, sono un punto di riferimento per loro. Nessuno vuole disturbare nessuno. Vorrei solo lavorare tranquillamente, nel rispetto delle regole, senza ricevere minacce se non chiudo il locale: ho due bambine a casa a cui pensare, ho bisogno di guadagnare uno stipendio onesto anch’io”.