12 marzo 2018 11:03

ROTARY CLUB ROVIGO

“Dopo di noi”, quanto conta pensarci adesso

ROVIGO – La legge n. 112/2016 ha introdotto nel nostro ordinamento misure di assistenza, cura e protezione in favore delle persone con disabilità grave, prive di sostegno familiare per l’assenza dei genitori o perché i familiari non sono in grado di dare supporto. Inoltre, la normativa agevola le erogazioni da parte dei privati e la costituzione di fondi speciali, trust e altri vincoli di destinazione a tutela di queste persone.

Il Rotary Club di Rovigo ha organizzato per il prossimo 13 marzo alle 17, presso il Teatro Studio di Rovigo (viale Oroboni 14) una tavola rotonda nel corso della quale i rappresentanti delle principali associazioni operanti in questo ambito si confronteranno sul tema, dopo l’intervento dell’avvocato Francesco Zarbo a cui è affidato il compito di illustrare i contenuti del provvedimento. Interverranno tra gli altri: Manuela Lanzarin, assessore regionale ai Servizi Sociali; Urbano Brazzale, direttore dei Servizi Socio-sanitari dell’Ulss 5 polesana: Patrizia Borile, assessore ai Servizi sociali del Comune di Rovigo; Franco Bettoni, presidente nazionale ANMIL (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro).

Pur riconoscendo il valore sociale di una legge che favorisce l’avvio di percorsi di autonomia per le persone con disabilità e agevola la gestione dei beni di famiglia finalizzata alla loro tutela, i limiti della normativa appaiono evidenti: le risorse disponibili sono molto contenute e non è dato sapere cosa accadrà allo scadere del triennio per il quale sono previsti gli stanziamenti: soprattutto, sono state escluse dall’ambito di applicabilità della disciplina le persone con disabilità media e lieve, quasi il 50% dei circa 4 milioni di disabili presenti nel nostro Paese, nei confronti dei quali il problema si pone oggi in modo ancora più pressante.

Per questa ragione, l’evento che è in programma presso il Teatro Studio di Rovigo dedicherà ampio spazio al “dopo di noi” anche delle persone con disabilità non contemplate nella legge 112/16: l’iniziativa si propone di condividere esperienze di coabitazione e di lavoro tra persone affette da disabilità similari in cui i genitori possono essere comproprietari di unità immobiliari o partecipare a cooperative nelle quali i figli disabili prestano la propria opera in qualità di soci o di dipendenti. Tali cooperative potrebbero operare sul mercato con il supporto di strutture precostituite, professionisti, istituzioni religiose e associazioni di volontari in un’ottica meramente mutualistica, allo scopo di garantire alle persone con fragilità un sereno proseguimento della vita anche quando venga meno l’assistenza familiare.

L’obiettivo è quello di stimolare le famiglie a uscire dagli schemi dell’assistenzialismo per portarle verso un atteggiamento proattivo e di partecipazione in prima persona a promuovere attività, anche economiche, tra genitori che condividono lo stesso problema.