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12 febbraio 2018 18:36

Azzalin: “Regione ha fatto tutto il possibile?”

Il consigliere Pd chiede lumi sulla partecipazione di Veneto sviluppo alla compagine societaria

VENEZIA – “Il fallimento della Bellelli è anche il fallimento della Regione”. Il consigliere regionale Pd Graziano Azzalin entra così, a gamba tesa, nella delicata vicenda che riguarda l’azienda polesana che è stata per diversi anni leader del settore Oil&gas ma che è stata dichiarata fallita dal tribunale di Rovigo lo scorso 9 febbraio, con sentenza emessa dal collegio presieduto dal giudice Marcello D’Amico.

Per capire l’affondo del consigliere Azzalin bisogna però fare un passo indietro e ripercorrere la storia durata 15 anni della ditta di Antonio Monesi e Valeria Rizzi. Nata nel 2003 con un capitale sociale di 15mila euro e specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti altamente tecnologici per l’estrazione e la lavorazione di idrocarburi e petroli, la Bellelli Engineering ha vissuto anni a dir poco floridi arrivando a sfondare quota 47 milioni di fatturato annuo nel 2013 ed aprendo sedi in tutto il mondo, dagli Stati Uniti agli Emirati arabi.

Nel marzo 2011, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nella sede dell’allora Unindustria Rovigo (oggi Confindustria Venezia Rovigo) in via Casalini, Monesi e Rizzi, affiancati dal presidente degli industriali rodigini Gian Michele Gambato e all’allora assessore regionale Maria Luisa Coppola, hanno presentato l’operazione di ingresso della finanziaria di proprietà regionale Veneto Sviluppo nella compagnie azionaria avvenuta un mese prima, a febbraio 2011.
Operazione che si è realizzata attraverso l’acquisto di quote societarie da parte di Veneto sviluppo con uno strumento finanziario ad hoc denominato “Patrimonio destinato”. L’importo sottoscritto dalla finanziaria regionale è stato di circa 1 milione di euro, pari al 22% del capitale sociale di Bellelli Engineering, con l’impegno di partecipare, oltre agli utili, anche ai rischi dell’azienda.

Da allora sono passati poco meno di sette anni, Bellelli Engineering è stata dichiarata fallita ma è proprio contro quel milione di euro sottoscritto da Veneto sviluppo che Azzalin punta il dito. “Un’azienda partecipata dalla Regione – esordisce – che le ha ‘regalato’ un milione di euro, fallisce, ma Luca Zaia, il presidente che interviene su tutto lo scibile umano, qui non dice niente. Forse la Giunta era troppo preoccupata dalle leggi identitarie e da un referendum farlocco per accorgersi che già nel 2016 la Bellelli Engineering aveva accumulato 24 milioni di debiti. Nel bilancio 2015 di Veneto Sviluppo si affermava che ‘l’attività della società comporta rischi contenuti e opportunamente presidiati’ e, ancora, che ‘nel corso dell’attività di vigilanza non sono emersi fatti significativi tali da richiedere la segnalazione agli organi di vigilanza’. Tuttavia già dal 2013 erano emerse diverse criticità (addirittura la Bellelli chiedeva altri soldi pubblici) che Veneto Sviluppo conosceva benissimo, tanto che dall’anno successivo avviò la pratica per uscire dal capitale sociale. Troppo tardi, però. Davvero è stato fatto tutto il possibile?”.

Il consigliere polesano, che annuncia un’interrogazione alla Giunta Zaia, aggiunge: “È stata la prima e unica azienda a beneficiare del ‘Patrimonio destinato’ lo strumento di ‘finanza creativa’ pensato dalla Regione, con un plafond di 20 milioni ma di cui soltanto uno utilizzato, proprio a favore della Bellelli. Nel 2015 la Regione, che essendo entrata nel capitale sociale aveva nominato un membro del cda oltre a essere presente negli organi di controllo, non ha incassato alcun dividendo. Eppure non ci sono stati interventi conseguenti per risolvere la situazione. A portare avanti la questione e il problema del rischio fallimento sono stati i lavoratori e i creditori”.

A questo punto Azzalin alza i toni: “Perché il presidente Zaia non ci parla di questa autonomia, ovvero quella di gettar via soldi pubblici con ‘regalìe’ a fondo perduto? Ci sono aziende, troppe, che sono in difficoltà e non hanno mai ricevuto niente dalla Regione, che anche in questo caso ha dimostrato di agire senza la necessaria programmazione né senso di responsabilità. E se le cose, come in questo caso, vanno male, a pagare saranno i soliti noti, con la beffa per dipendenti (che vantano un credito di un milione) e fornitori di aver contributo, con i propri soldi, a finanziare la Bellelli”.