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12 gennaio 2018 18:53

Ristorazione ospedaliera sotto la lente di Anac, Bartelle alza la voce

La consigliera 5 stelle su Azienda zero e centralizzazione della gare: “Favoriti i soliti noti”

VENEZIA – La consigliera regionale Patrizia Bartelle entra nel merito del ricorso all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) sull’appalto dei servizi di ristorazione ospedaliera della Regione Veneto. “Mi riferisco – spiega la pentastellata consigliera regionale – al mega appalto da 303 milioni di euro aggiudicato provvisoriamente, per sette anni di contratto, per il 95% dei servizi di ristorazione della sanità in Veneto ad unica ditta”.

Per questo motivo prosegue ironicamente la Bartelle “devo ringraziare il consigliere Boron, e dargli ragione quando sostiene l’utilità di Azienda zero per la sanità veneta: indire mega appalti che vengono vinti dai soliti noti. E del resto, mica potevamo affidare i succulenti pasti che quotidianamente vengono serviti nei nostri ospedali a degli illustri sconosciuti”.

“Senza voler entrare nelle contestazioni tecniche che, stando alle notizie di stampa, la società perdente ha inviato all’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone – continua Bartelle – devo comunque rilevare che senza Azienda zero, probabilmente le singole aziende Ulss (magari 21 invece di 9) avrebbero fatto bandi singoli consentendo quindi una maggiore partecipazione ad ogni gara e garantendo così più rispetto del principio di concorrenza”.

“Per il futuro quindi, dobbiamo aspettarci gare centralizzate per le forniture di presidi sanitari, di attrezzature diagnostiche, di contratti di manutenzione e via dicendo, con un solo concorrente che presenta l’offerta ad Azienda zero? Se sarà così, è chiaro che l’accentramento gestionale di Azienda zero servirà al monopolio di un singolo fornitore per ogni distinta categoria di servizi. Magari – conclude Bartelle – con una specifica definizione territoriale: Serenissima ristorazione in Veneto, Dussmann in Lombardia, Camst in Emilia Romagna e via di seguito per le altre regioni d’Italia”.