09 gennaio 2018 12:00

NEMICO DOMESTICO

Monossido di carbonio, killer sempre in agguato

ROVIGO – Si potrebbe definire un “killer perfetto”, non si vede e non si sente. Ma è letale, uccide senza avvertire. Si tratta del monossido di carbonio (sigla Co) che nelle ultime settime, in Italia, ha mietuto diverse vittime: tre in provincia di Alessandria, due in Friuli e una a Savona. Pochi giorni prima ad essere rimasti uccisi erano stati due ragazzi poco più che ventenni: la tragedia è avvenuta in provincia di Verona nella casa in cui i giovani stavano trascorrendo le vacanze.

A quanto pare, il fenomeno delle morti causate dal monossido di carbonio in Italia è in aumento rispetto a qualche decennio fa. E non sempre chi ne rimane vittima ha il tempo di rendersene conto. Le tragedie, infatti, avvengono con frequenza durante il sonno e i sintomi dell’intossicazione (mal di testa, nausea, dolore al petto e stato di confusione) non si avvertono: basta meno di un’ora di esposizione per mettere a repentaglio la vita.

Insomma, il monossido di carbonio è pericolosissimo e per questo il Ministero della Salute ha redatto un opuscolo di approfondimento in cui spiega nel dettaglio di cosa si tratti e come stare in guardia. Dunque, ecco di cosa si sta parlando: il monossido di carbonio è un prodotto inquinante della combustione. E’ un gas tossico, incolore, inodore, insapore e non irritante che, senza ventilazione adeguata, può raggiungere concentrazioni elevate e si produce per combustione incompleta di qualsiasi materiale organico, in presenza di scarso contenuto di ossigeno nell’ambiente. Presente nell’aria degli ambienti confinati, proviene principalmente dal fumo di tabacco e da fonti di combustione non dotate di idonea aspirazione come radiatori portatili a kerosene e a gas, caldaie, scaldabagni, caminetti e stufe a legna o a gas.

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute, il Ministero riporta: “Il monossido di carbonio inalato si lega con l’emoglobina, una proteina presente a livello dei globuli rossi e deputata al trasporto dell’ossigeno, formando la carbossiemoglobina (COHb). Tale legame è molto più stabile (circa 200-300 volte) di quello formato tra emoglobina ed ossigeno, in questo modo il Co impedisce il normale trasporto dell’ossigeno ai tessuti periferici, determinando effetti tossicologici di diversa entità”. Se inalato in grande quantità si verificano cefalea, confusione, disorientamento, capogiri, visione alterata e nausea. Concentrazioni particolarmente elevate possono causare coma e morte per asfissia. Particolarmente a rischio sono poi alcune categorie di cittadini: gli anziani, le persone con affezioni dell’apparato cardiovascolare e respiratorio, le donne in stato di gravidanza, i neonati ed i bambini in genere. “Circa l’80% dei casi di avvelenamento da Co rilevati dai Pronto Soccorso – rimarca il Ministero – si verifica tra le mura domestiche”.

Alla luce dei dati, è chiaro quindi che la prevenzione diventa un’arma fondamentale per evitare il ripetersi di tragedie simili a quelle avvenute nei giorni scorsi, “soprattutto nei periodi a maggiore rischio, come durante i mesi invernali”. E così, sia il Ministero sia il Corpo nazionale dei vigili del fuoco forniscono tutte le indicazioni utili per essere il più accorti possibile. Eccole elencate di seguito.

“Per ogni situazione in cui è presente una combustione – spiegano i pompieri – è necessario assicurare una perfetta evacuazione dei fumi e garantire la presenza di ossigeno cioè di aria proveniente dall’esterno per assicurare una perfetta e regolare combustione sia che a bruciare è del gas sia che si tratti di legna o altro combustibile. È quindi importante fare un’azione di prevenzione agendo secondo due principi: curare la manutenzione e assicurarsi del corretto funzionamento degli apparecchi a combustione (stufe a carbone, a gas, a legna, cucine, caldaie, boiler, camini aperti). Pulire i camini e i condotti di evacuazione dei gas almeno una volta all’anno. Garantire una ventilazione adeguata nei locali che ospitano le installazioni a combustione (garage, cucina, stanza da bagno) cercando di evitare di otturare o di lasciar incrostare le apposite bocchette per l’aerazione”.

In caso di forte intossicazione, invece, ecco come invece ci si deve comportare: “Evacuare il soggetto intossicato all’aria aperta, sollecitare i servizi d’urgenza, aerare i locali e bloccare le apparecchiature. Il fatto anomalo, riscontrato in varie situazioni, è che i fumi, generati in un determinato locale, si ‘spostano’ da un locale all’altro attraverso le tubazioni dell’impianto elettrico provocando l’inquinamento diffuso dell’aria presente e quindi difficoltà respiratorie e non solo per tutti gli occupanti dell’abitazione”.

A queste indicazioni, si aggiungono inoltre quelle del Ministero che, oltre a sollecitare una regolare manutenzione da parte di personale specializzato degli impianti di riscaldamento, raccomanda di tenere spenti i motori degli autoveicoli negli spazi chiusi e di non utilizzare all’interno di spazi chiusi i sistemi di cottura progettati per l’utilizzo all’aria aperta. Infine, specifica che “l’uso di apparecchiature rivelatrici della presenza di monossido di carbonio può essere incoraggiato, ma non deve essere considerato una alternativa ad una appropriata manutenzione degli impianti”

Per concludere, ecco i riferimenti normativi relativi alla progettazione, installazione, manutenzione e collaudo dei sistema di combustione. Tali procedure “devono rispettare quanto previsto dalle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia di sicurezza degli impianti ed in particolare il decreto 22 gennaio 2008, n. 37, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici. (GU Serie Generale n.61 del 12-3-2008), come pure le norme tecniche di sicurezza dell’Ente italiano di unificazione (Uni) e del Comitato elettrotecnico italiano (Cei)”.