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Un fiorentino in Polesine

27 novembre 2017 13:37

Stranieri, facciamoli due conti

So bene che in genere la discussione sui migranti, i profughi, i rifugiati e i richiedenti asilo prende spunto dalle emozioni, dalle idee che ci siamo fatti, dalle impressioni tratte dalla lettura dei media o dalla vista delle persone che incontriamo per strada. Ma, avendoli a disposizione, vorrei provare a fare alcune riflessioni sui numeri.

Il femminicidio è argomento (purtroppo) di grande attualità. Bene però che se ne parli anche al di fuori della cronaca. Il numero di assassini di donne per mano maschile nei primi mesi del 2017 è 114 (Studio Eures). La nazionalità degli assassini è al 92% italiana e all’8% straniera. Corrisponde esattamente alla percentuale di stranieri presenti sul nostro territorio (8,3% del totale). Non è quindi vera l’intersezione che qualcuno fa fra violenza sulle donne e migrazione. Piuttosto è invece tristemente vero che le donne straniere sono vittime più di frequente. 25,3% delle donne uccise risultano straniere, in proporzione molte di più rispetto alla popolazione straniera residente. E mettendo in relazione le due cifre (assassini e vittime) si noterà che il risultato è che ci sono più italiani che uccidono straniere che viceversa.

Ma può essere vero che gli stranieri portano criminalità? Secondo i dati Eurostat il tasso di criminalità degli stranieri per 100mila abitanti è circa la metà di quello degli italiani: 500 per gli stranieri, 1.076 per gli italiani. E a dispetto dell’aria che tira, nell’ultimo anno sono diminuite le denunce sia contro gli stranieri che contro gli italiani.

E’ vero invece che nelle carceri italiane c’è un’alta percentuale di detenuti stranieri: 34,1% del totale, pari a 18.621 persone. Su questo però vanno fatte varie osservazioni. Innanzitutto gli stranieri godono molto meno degli italiani delle cosiddette “misure alternative” al carcere: la magistratura e i servizi sociali li concedono molto meno agli stranieri per paura di fuga. Inoltre, ed è forse la considerazione più importante, gli stranieri sono quasi sempre detenuti per reati di minor gravità. Essi sono appena l’1,9% dei detenuti per mafia, mentre sono addirittura il 91,5% dei detenuti per la legge sugli stupefacenti e ovviamente il 100% dei detenuti (1.760 in tutto) per violazione della legge sull’immigrazione. Guardando alle pene, gli stranieri sono il 5,6% degli ergastolani, ma il 40,2% dei detenuti con pene fino a tre anni. Insomma, per dirlo in altre parole, se come molti chiedono la marijuana venisse depenalizzata, le percentuali andrebbe profondamente riviste.

Guardiamo ora qualche altro numero, che ci spiega chi sono questi benedetti stranieri. E’ vero che sono tutti musulmani? Proprio no. Il 50,3% secondo i dati Idos, sono cristiani fra ortodossi, cattolici e protestanti (nell’ordine). I musulmani sono circa un terzo degli stranieri, 1,6 milioni, non certo un’invasione. Ci sono anche fedeli di religioni orientali, compresi induisti (3%), buddisti (2,3%) senza contare altri gruppi religiosi e gli atei.

Ma i migranti lavorano? Secondo il dossier Statistico Immigrazione 2017 gli occupati stranieri sono 2.401.000 impiegati nei servizi (66,4%), nell’industria (27,5%), nell’agricoltura (6,1%). Le imprese gestite da immigrati sono 571.255 (9,4% del totale). Il bilancio costi / benefici per le casse statali, come ripete Tito Boeri, presidente dell’Inps, è favorevole per 2.1 – 2.8 miliardi. Vuol dire che gli stranieri versano molto più di quello che ricevono: ne consegue che se possiamo pagare gli stipendi agli statali, fare lavori pubblici e pagare sanità e pensioni è anche merito loro e così sarà per molto, perché è una popolazione più giovane di quella italiana.
Se non ci fossero gli stranieri c’è da chiedersi chi farebbe lavori domestici (tre quarti stranieri, pari a 739mila occupati), cosa succederebbe in agricoltura (il 25% di tutte le giornate lavorative è svolto da stranieri) e perfino del turismo (23,2% di tutti gli occupati del settore.

Per concludere, gli immigrati sono in aumento? Per la prima volta, nel 2017 ci si attende un bilancio negativo, con meno stranieri dell’anno precedente. Il risultato è dato in parte dal fatto che un certo numero di stranieri diventa cittadino italiano (184mila nel 2016) ma anche dagli stranieri che se ne vanno: nel 2015 (dati Istat) ben 44.696 si sono cancellati dalla nostra anagrafe per emigrare di nuovo ed andarsene in un altro Paese.

Ciò detto, ringrazio chi mi avesse seguito fin qui e a chi volesse ripetere che i migranti andrebbero cacciati via, di farlo pure, ma usando pure lui i numeri.