Breaking news
LA TERRA TREMA / Terremoto del 4.4 nel Parmense, paura ma niente danni

Un fiorentino in Polesine

06 novembre 2017 09:46

Dalle bufale alle “post verità”

Prima di Internet, si chiamavano semplicemente bufale. Una per tutte: il lancio delle vipere dagli elicotteri, chissà mai perché, nelle nostre campagne, con qualcuno capace di credere che buttate giù a scatolate le vipere non sarebbero morte sul colpo. Oppure il celebre “alfabeto degli zingari”, a cui ancora qualcuno crede nonostante sia evidente la sua assurdità: quando mai un ladro dovrebbe segnalare case da derubare ad altri ladri sconosciuti, mettendosi a rischio per non guadagnarci niente? Ci si cascava “per sentito dire”, perché “l’ha detto mio cugino” (citazione da Elio e Le Storie Tese), perché “la voce corre”. E ogni tanto ci cascava pure qualche giornalista particolarmente ingenuo, credulone o alle prime armi. Il redattore esperto le intercettava prima che finissero in pagina e ci rideva su.

Ora tutto è più complicato perché ci sono le fake news, le “post verità”, falsità  non solo stupide, ma in grado di condizionare le nostre scelte politiche, oltre che quelle della vita. Ne parla una brava collega, che conosco da anni, Gabriela Jacomella, nel suo libro “Il vero e il falso – Fake News: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle”, edito da Feltrinelli nella collana Kids, rivolta ai ragazzi, diciamo dalla terza media alle superiori. Gabriela è di Chiavenna, in montagna, ha lavorato al Corriere della Sera, si è occupata di formazione di giornalisti in Sudan e in Birmania, e soprattutto è fra i fondatori di Factcheckers, associazione no-profit che smaschera le false notizie che vengono fatte circolare in rete.

Il libro (156 pagine, 13 euro, postfazione di Alexios Mantzarlis, direttore dell’International Fact Checking Network) rende semplice un tema complesso ed è facile da leggere, la prosa è quella giusta per i ragazzi, ma anche per tutti gli altri. Il fenomeno è descritto nelle sue diverse sfaccettature, per arrivare a una conclusione molto precisa: le fake news, le bufale online, create per scherzo, per stupidità, ma anche per interesse economico, guadagnare soldi grazie ai tanti like, o politico – è il caso delle false notizie circolate durante le elezioni americane –  inquinano con il loro veleno l’oceano dell’informazione in rete.

Chi ne è stato vittima lo sa bene, ma anche chi ha capito di aver sottoscritto e rilanciato una notizia-bufala. Perché “una volta che ha iniziato la sua corsa – scrive Gabriela – fermare una bufala è molto più complesso di quanto sembri. Troverà sempre un angolino da cui ripartire””. Bisogna rifletterci, in un’epoca in cui qualcuno crede che la rete sia la fonte di ogni democrazia, mentre altro non è che lo specchio di quello che siamo, nel bene e nel male. A me il fenomeno ricorda quello che accadde a una trasmissione radio radicale di tanti anni fa, durante la quale ciascuno poteva dire liberamente la sua: furono costretti a chiudere, perché se non c’è filtro, a vincere è il peggio, non il meglio. Ed è l’utente, cioè noi, che deve per primo mobilitarsi, cominciando, tanto per dire, a centellinare i suoi “mi piace”, regalandoli solo a chi se li merita davvero.