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24 ottobre 2017 21:20

Crisi senza precedenti, in 10 anni dimezzati posti e aziende

Il grido d'allarme di Gregnanin (Feneal Uil): “Il Polesine peggio del resto d'Italia”

ROVIGO – Posti di lavoro praticamente dimezzati negli ultimi 10 anni, aziende che chiudono arrendendosi alla crisi. Sembra un bollettino di guerra quello che riguarda lo stato di salute del settore edile in provincia di Rovigo: una situazione di crisi tale da far impallidire i sindacati del settore. A fare luce sulla situazione sono i dati della Cassa edile polesana e diffusi dalla Feneal Uil Padova-Rovigo.
Il sindacato, guidato dal segretario generale Gino Gregnanin, lancia infatti un vero e proprio grido d’aiuto in vista del tavolo provinciale sul lavoro indetto dal presidente di Palazzo Celio Marco Trombini per il 27 ottobre prossimo.
Gregnanin, proponendo un’articolata riflessione che, tra le altre cose, rilancia anche la proposta del sindaco di Polesella Leonardo Raito di ridefinire l’intesa programmatica d’area coinvolgendo il tanto discusso Consvipo, illustra i numeri di una crisi senza pari, sia a livello nazionale sia a livello provinciale, dove le cose vanno peggio che nel resto d’Italia.

In Polesine, infatti, secondo quanto riferito da Gregnanin, dal 2006 al settembre 2016, ultimi dati certificati della Casse edile polesana, si sono più che dimezzati i lavoratori edili nella nostra provincia passando da 4.640 a 2.155 e quasi dimezzate le imprese passando da 817 a 419, “scontando – aggiunge – ancora di più che a livello nazionale alcune delle cause che la Feneal Uil, insieme alle altre maggiori sigle sindacali del settore Filca Cisl e Fillea Cgil continuano ad evidenziare: mancanza di credito da parte della banche, mancati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni alle imprese edili, impossibilità da parte delle pubbliche amministrazioni di fare investimenti per l’imposto ‘patto di stabilità’”.

Dati impietosi che ritraggono una situazione grave, specie se paragonata al quadro nazionale del settore. “I dati – prosegue il segretario di Feneal Uil – a livello nazionale dell’Osservatorio congiunturale dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), cioè la controparte contrattuale della Feneal Uil, riferiti al 2016 perché i dati 2017 non sono ancora certificati, dicono che l’indice di produzione, nel 2016, è stato caratterizzato da un andamento altalenante. L’occupazione si è ridotta di un ulteriore 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dall’inizio della crisi, nel 2008, ad oggi sono stati persi in tutto 580mila posti di lavoro, che diventeranno 800mila considerando i settori collegati. Tra il 2008 e il 2014 oltre 100mila imprese sono uscite dal mercato. Sono state colpite prevalentemente le realtà più strutturate: ha cessato la propria attività il 26,9% delle imprese con 2-9 addetti, il 40% di quelle tra 9 e 49 addetti e il 31% di quelle con più di 50 addetti. Alla fine del 2015 era stata ipotizzata una crescita per il settore edile pari all’1%. La stima è stata però rivista al ribasso e si attesterà allo 0,3%. Non si può quindi parlare di ripresa, anzi l’Ance ritiene che nel 2017 ci sia stato una nuova flessione dei livelli produttivi dell’1,2% in termini reali su base annua, con una riduzione del 3,6% delle opere pubbliche, del 3% della nuova edilizia residenziale e dello 0,2% nel comparto delle ristrutturazioni”.

A questo punto, Gregnanin conclude con un auspicio, proprio in vista del tavolo provinciale sul lavoro che si occuperà delle molteplici crisi aziendali che hanno investito il Polesine nelle ultime settimane, come ad esempio la Sicc e la Bellelli engineering, per citarne un paio.
“Confrontarsi su un tema importante come il lavoro non è mai una perdita di tempo – conclude il segretario – soprattutto in una provincia come la nostra dove si rischia di rimanere al palo e non cogliere i seppur timidi segnali di ripresa del mercato del lavoro che il nostro paese e in particolar modo il nord-est sembrano dare. Speriamo che questo confronto sia però a 360 gradi coinvolgendo tutti i settori lavorativi, ricordando che il nostro settore primario cioè l’edilizia è quello che ha pagato anche nella nostra provincia il prezzo più alto della crisi. Il nostro settore è inoltre quello che storicamente paga di più anche in termini di infortuni mortali e non solo, sul lavoro, con la piaga, cresciuta ulteriormente nel periodo di crisi, del lavoro nero, dell’inserimento di manodopera extracomunitaria con conseguenze che possono diventare, per questi lavoratori ancora più tragiche”.