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Bollino rosa

25 ottobre 2017 10:11

Caso Weinstein, donne che odiano le donne

Harvey Weistein, ex produttore cinematografico e numero uno di Hollywood rischia la prigione: moltissime le accuse di molestia e violenza sessuale sollevate in questi giorni da attrici affermate e insospettabili, come Angelina JolieGwyneth Paltrow, ma le denunce sono in costante aumento: sembrerebbe che l’ 80% dei volti femminili noti sia passata per la forca caudina del potente produttore, che era solito invitare le proprie elette in stanze d’albergo.
Ebbene, da quello che è senza dubbio lo scandalo sessuale del momento si è dato vita ad una penosa e morbosa catena di vittimismo femminile da parte di attrici, anche italiane come Asia Argento, le quali a distanza di moltissimi anni decidono di denunciare “in branco” le violenze. È così giorno dopo giorno, si stanno accumulando nuove segnalazioni e dichiarazioni come se facendolo, ci si potesse liberare di anni di privilegi, favoritismi e compromessi.
Ma è da considerare legittimo concedersi per la sola pura di perdere un’ occasione? E soprattutto: concedere il proprio corpo in cambio di favori economici non è da considerarsi prostituzione?
E dunque, qual è la linea sottile che divide l’esser vittima dall’essere prostituta?
Con questo voglio dire che le tante ragazze che hanno accettato di buon grado i favori del produttore dopo essersi concesse, non godono della mia credibilità: accettando il compromesso, il favore, hanno tacitamente acconsentito alla violenza, che non può più essere definita tale, ma piuttosto come mezzo di scambio.
Quindi anche in seguito alla catena di esasperato garantismo che si sta creando attorno allo scandalo tengo a precisare che non esiste messaggio più sbagliato da dare ad una donna che quello di non riuscire a dire di no.
Queste attrici e modelle cadute nella trappola del produttore non sono vittime, ma ragazze fragili che non hanno creduto nelle proprie potenzialità. Ed è proprio questo il messaggio sbagliato che dobbiamo evitare di diffondere nell’ universo femminile; non siamo esseri deboli, le eterne vittime, ma siamo coscienza, arte, intelletto, forza e coraggio.
Quindi meno vittimismo e più coscienza delle proprie capacità.
Il vittimismo lo lasciamo ai perdenti.