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Bollino rosa

12 settembre 2017 13:57

Stupro, violenza figlia di cultura e legislazione mancanti 

Fatti di cui non vorremo mai (più) sentir parlare: eppure a pochi giorni di distanza nei tg nazionali son passate due notizie di stupri che hanno colpito nel profondo.
Il primo, consumato in spiaggia a Rimini nella notte tra 25 e 26 agosto, tanto agghiacciante da ricordare la perversione del film “Arancia meccanica” e a rendere più spaventoso il tutto il fatto che Il più vecchio della banda, un rifugiato politico, si presentava agli occhi del mondo come un ragazzo normale e di sani principi: utilizzava un profilo Facebook in cui postava frasi incitanti l’amore fraterno verso il prossimo.
Poi l’altrettanto l’incredibile episodio di Firenze, che vede stavolta due carabinieri accusati di violenza ai danni di due studentesse americane. Stupro o presunto stupro, quel che è certo è che ancora una volta l’istinto animale ha prevalso sulla ragionevolezza: un uomo di 40 anni, per di più in divisa, ha facilmente colto l’occasione per fare sesso con una ragazza poco più che ventenne, ubriaca.
Casi di questo tipo sono assai frequenti: in Italia si contano 11 stupri al giorno, quattromila ogni anno e le donne che lamentano episodio di violenza sono quasi un milione. Si tratta di un reato odioso orribile, che resta purtroppo opaco, spesso consumato in famiglia con denunce che sono ancora troppo poche, forse anche perchè sostanzialmente inefficaci.
All’inutilità dei mezzi a tutela della donna si aggiunge una legislazione che ha ben poca considerazione della donna. Il gentil stesso nel Codice penale per lungo tempo ha ritenuto che la donna fosse un essere inferiore rispetto all’uomo: pensiamo all’articolo 587, quello del tristemente famoso “delitto d’onore”, che consentiva che fosse ridotta la pena per chi avesse ucciso la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”, abrogato solo negli anni Ottanta.
Pensiamo poi alla norma riguardante il reato di stalking: incredibili gli sforzi fatti per codificare la norma ma poi il testo è talmente controverso da non garantire di fatto la concreta tutela alla vittima. Alle codificazioni scritte si aggiunge la giurisprudenza dei tribunali italiani che a volte la spara grossa, come nel caso la sentenza che ha scagionato un uomo che si era masturbato e successivamente aveva eiaculato sulle gambe di una ragazza in un bus. Scagionato perchè non essendoci stato contatto per il giudice non vi era stata violenza.
In assenza di una reale tutela contro i crimini sessuali mi chiedo se non sia veramente preferibile la soluzione della castrazione chimica proposta dai più a scopo prevalentemente provocatorio. Ma poi ci penso: così facendo, creeremo degli invalidi frustrati che poi dovremo mantenere e curare.
La lotta alla violenza sessuale va fatta quindi con la prevenzione e con la certezza della pena che oggi più che mai manca. Nel momento in cui non potremo più andare in giro la sera in minigonna e tacchi per paura che ci possano far del male allora vorrà dire che la società civile è fallita. Sapete una cosa? Non sono poche quelle che hanno paura di uscire la sera con una gonna piuttosto che con i tacchi e un bel vestito…