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#perbacco

03 settembre 2017 12:26

Prosecco e Inghilterra, tutto cominciò nell’89…

Forse non tutti sanno che a portare per primo il Prosecco a Londra, nel 1989, è stato un veneto: oggi l’Inghilterra è il primo mercato per questo vino nostrano. Lui si chiama Gianluca Bisol e ai profani del settore può dire poco: ma il suo nome è sinonimo di eccellenza in campo di bollicine, dov’è erede di una famiglia di vignaioli attivi fin dal 1542, alla guida di una delle più antiche cantine di Prosecco di Valdobbiadene. Innovativo e visionario, sempre pronto a nuove avventure imprenditoriali e a fare conoscere il Prosecco nel mondo del vino di qualità, racconta della sua prima “missione” a Londra.

Era maggio, un mese piovoso anche in italia, figuriamoci a Londra, lì però il cielo aveva un colore diverso. Mi sembrava strana quella città, nella faccia delle persone che incrociavo nessuna smorfia rispetto alle gocce d’acqua che cadevano improvvisamente sulle guance, neanche il tempo di rialzare la testa per vedere il cielo e il sole che un attimo prima faceva capolino dalle nuvole aveva lasciato pieno campo a nuvole nere… Pensavo: ma questi dove vivono, che brutto clima, ma la città che bella con le sue alte torri in pietra, i campanili, ma anche imponenti palazzi, tutti di importanti dimensioni ma in un equilibrio perfetto e tutto che sembrava disegnato da un pittore, non ricordo nessuna forma che disturbasse la mia contemplazione…

E io cosa facevo, giovinetto, li, in una dimensione molto più grande di me? Avevo da anni dichiarato guerra ai pregiudizi e a Londra cercavo attenzione per il nostro “nettare degli Dei” come definiva il Prosecco negli anni Cinquanta Nino Mura, celebre personaggio che ispirò alcune poesie di Zanzotto. Ma è stato molto più difficile di quanto pensassi. Cercavo, nel mio disordine creativo, i contatti giusti tra i tantissimi importatori, che più che alle umili bollicine di Prosecco di Valdobbiadene erano interessati allo Champagne, guardandoci, a me e al “mio” vino, dall’alto al basso.

In fondo, comunque, non credevo affatto che a questi il Prosecco di Valdobbiadene non potesse piacere e alla fine saltò fuori la pensata che si rivelò vincente. Se ero convinto che agli inglesi doveva piacere e se era vero che i bravi importatori acquistano solo ciò che la gente chiede, allora dovevo convincere i ristoranti italiani che servivano Champagne a servire invece Prosecco di Valdobbiadene.

Inizia così una storia che in un crescendo vertiginoso, dai primi tre ristoranti conquistati arriva oggi a ogni ristorante inglese che ha almeno un prosecco e qualche volta tre o quattro prosecchi nella lista dei vini. Adesso questo vino piace anche agli inglesi, è un lifestyle symbol: è moderno, informale e smart, orgoglio del nostro Veneto, diventato di moda, tanto da sfidare le più blasonate bollicine, e anche all’estero ci rappresenta nel migliore dei modi.

Perché è Prosecco Superiore di Valdobbiadene: un vino fatto di emozioni e di preziosa uva Glera, il prodotto di viticoltori che operano in vigneti così ripidi da richiedere quindici volte il lavoro della stessa superficie in pianura, oltre mille ore di lavoro manuale a ettaro in pendenze incredibili, rispetto alle sessanta ore del Prosecco di pianura. Cheers, allora, per sorridere di una tempesta in un bicchiere: al gusto del bel-bere con i Cru di Valdobbiadene, il Prosecco Superiore e il sorriso dei veneti, più “smagliante” dove il consumo procapite è il più alto del mondo…