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Un fiorentino in Polesine

04 settembre 2017 09:00

Cultura, ecco perché non saremo capitale

Nel momento in cui scrivo, Rovigo è animata dal mercato europeo del cibo di strada e dei prodotti artigianali, quasi un’anteprima dell’Ottobre Rodigino, fiera-mercato dalla tradizione antichissima. Nella mia esperienza, ormai più che decennale, sono questi gli eventi che attirano più gente in strada, sembrano scaldare i cuori, movimentano la vita cittadina: la gente gira, beve, mangia, osserva e compra (residui della crisi permettendo) gli oggetti in vendita.

Ma non possono bastare le tanto amate bancarelle (o banche, come si dice qui) a sostenere un progetto come la candidatura di Rovigo a capitale italiana della cultura 2021. Al di là delle questioni politiche, che mi farebbero dire la mia in un certo modo – i lettori che più mi conoscono possono immaginare quale – cerco allora un qualche parametro oggettivo su cui misurare le ambizioni di questa città. Ed ecco che pesco in rete le motivazioni della nomina di Matera a capitale europea della cultura, che è più di quanto Rovigo spera, ma può valere come metro di paragone.

Punto primo. “La giuria ha notato il forte supporto della Regione e delle municipalità locali, sia in termini finanziari che di partecipazione ai progetti in programma”. Speriamo che i rapporti fra sindaco e presidente regionale garantiscano qualcosa del genere. Può darsi.

Punto secondo. “Il programma ha molte caratteristiche forti. La commissione è stata impressionata dalla vivacità e dall’innovazione dell’approccio artistico. Ci sono diversi progetti che hanno il potenziale di attirare un più ampio e variegato pubblico europeo, tra cui la grande mostra del Rinascimento Meridionale”. Arte a Rovigo? Boh. Vivacità? Boh, qui niente si muove a parte il festival Rovigoracconta, che però in giro per l’Italia ha concorrenti molto più forti e consolidati. Mostre? Roverella, si sa, una volta all’anno. Idee nuove? Zero. Musei? Non bastano il Roverella, appunto, e i Grandi Fiumi, che altro non è che un piccolo museo didattico. Niente di curioso, di particolare, di divertente, di tipico, di unico. Ciò che c’è, come la Rotonda, non è valorizzato. Niente specialità enogastronomiche, rarissimi perfino i souvenir sparsi in qualche negozio che vende altro. Ancora attesa la valorizzazione pubblica dei pochi grandi artisti originari di questa città, come Gabbris Ferrari o Cibotto, per esempio, ma anche qualcuno vivente assai poco considerato in patria.

Punto terzo. “La giuria ha riconosciuto il coinvolgimento delle istituzioni e organizzazioni culturali tradizionalmente intese e specialmente il cambiamento di usi e costumi già in corso”. I rapporti fra Comune e Accademia dei Concordi, di reciproca sopportazione perché non si può fare altrimenti, non depongono a favore. C’è un forum delle associazioni? C’è un dibattito aperto in cui nessuno dica: “Io sono io e voi…”?

Punto quarto. “La commissione ha inoltre riconosciuto la forte focalizzazione sulla tecnologia digitale che nel 2019 sarà molto più prevalente nei settori culturali e sociali rispetto ad ora. Il programma oscilla tra un canale tv online, la digitalizzazione di archivi del patrimonio e club di coding per ragazzi”. Ahi ahi, meglio non commentare, qui siamo vent’anni indietro, come dice quella barzelletta sulla fine del mondo che qui si verificherà, appunto, vent’anni dopo.

Punto cinque. “I progetti evidenziati nel dossier dimostrano una buona diffusione di partner e co-produzioni europee. Ci sono progetti che coinvolgono artisti e operatori culturali provenienti dal Mediterraneo orientale e del Sud. Sono inclusi aspetti culturali europei con caratteri comuni come ad esempio la luce, i rumori e le città rurali abbandonate”. Cioè apertura alle diversità, che qui proprio non pare essere di casa: anzi qui ci si sta chiudendo, si tolgono le panchine per non farci sedere chi non è nato qui.

Punto sei. “La giuria ha dubbi riguardo la capacità di Matera di gestire il grande numero di progetti e eventi che una Capitale Europea delle Cultura deve prevedere”. Eh, c’è qui capacità di gestione degli eventi (italiani, non europei, d’accordo)? Tornano la politica, ma anche la coesione, la concertazione, la capacità di lavorare in rete, tanto auspicata quanto poco praticata.

Punto sette. “La commissione è stata comunque colpita da questo progetto come esempio di un modo innovativo di lavorare attraverso nuovi metodi più aperti (es. il programma di rafforzamento dei servizi pubblici di Matera)”. Ah, ecco. Ho visto raccogliere i pareri dei cittadini sul trasporto pubblico, ma qui non sembra esserci un piano innovativo del trasporto e della viabilità locali: da noi la vincono ancora l’auto e tutt’al più la circolazione senza regole delle biciclette.

Punto otto. “La giuria ha considerato l’intenzione di incrementare il turismo da un numero di 200mila a un numero di 600mila visitatori annui e i possibili sviluppi per il fragile ecosistema regionale. La stessa è stata informata e rassicurata grazie ad una ricerca che afferma che 600mila è un numero di visitatori sostenibile”. Quanto potrebbe essere sostenibile Rovigo capitale della cultura dal punto di vista degli alberghi (pochissimi), dei ristoranti (pochi), dei servizi (penso ai bagni pubblici)? Ricordo le volte in cui in occasione di eventi in giorni di feste comandate la città è rimasta chiusa e i pochi, sparuti turisti (altro che 200mila) sono stati notati circolare alla ricerca di un posto dove sedersi a mangiare qualcosa, fare pipì, senza parlare dell’idea di comprarsi un ricordo della città, di qualche specialità culinarie da portare a casa (oh, a Matera non mancano, uno per tutti i peperoni cruschi), che se non ci sono andrebbero inventati, magari puntando su aglio, mais, radicchi, magari il mussetto o il pesce gatto, e chi più ne ha più ne metta…

Altro? Ci sarebbe da parlare della cura che una città dovrebbe avere per se stessa: non abbiamo i Sassi di Matera, ma i canali sì, per esempio. A me basterebbe veder curate e pulite le vecchie mura, rinnovati i pochi parchi cittadini, creati percorsi nuovi pedonali. Ma sogno, come ad oggi – se mi sbaglio mi correggerete, come diceva qualcuno molto più in alto di me – sogna chi spera di vincere un bando come quello.