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In mezzo ai pali

20 luglio 2017 19:05

Pro 12, rivoluzione sudafricana alle porte

Il Super rugby si gioca dal 1996, un anno dopo lo storico passaggio che il rugby mondiale fece da dilettantistico a professionistico: il format da allora ha subito variazioni continue arrivando all’inclusione nel 2016 di Argentina e Giappone con le relative franchigie Jaguares e Sunwolves, portando ad un numero di 18 le squadre partecipanti al torneo. Oltre a quelle menzionate vanno aggiunte 5 squadre neozelandesi e 5 australiane più 6 sudafricane. Incontri e scontri intorno ad importanti tavoli politici si sono consumati negli anni e la riduzione a 15 squadre, come fu dal 2011 al 2015, e decisa in queste ultime settimane anche se era nell’aria da tempo, dimostrano plasticamente che seppur costosi i cambiamenti si devono fare per il bene supremo del rugby e del suo sviluppo su scala mondiale.
Tale direzione sembra prendere ora pure il Pro 12, dove l’Italia compete con 2 squadre, Benetton Treviso e Zebre: il movimento continentale pare definitivamente pronto ad allargare la competizione ad altre 2 franchigie, stavolta trans europee, ovvero le sudafricane Cheethas e Southern Kings, escluse dal Super 18 insieme ad una fra Melbourne Rebels e Western Force. Decisioni, queste, non facili da prendere ma la gestione rispettosa e professionale della Sarfu ha trovato il pieno appoggio dei CEO delle 2 franchigie, sicuri che non sarà la fine del rugby a Port Elizabeth e a Bloemfountain, ma anzi solo l’inizio di una nuova era che potrebbe portare interessi economici e di pubblico insospettabili. A proposito: i Southern Kings e probabilmente anche i Cheethas potrebbero giocare parecchie delle loro gare interne a Londra nel complesso in uso ai Saracens, quell’Allianz Arena che può contenere almeno 15000 persone in una zona dove vive un’imponente comunità sudafricana che potrebbe benissimo sostenere le due squadre. Disegno, questo, peraltro già testato dai Saracens stessi la cui proprietà come noto è sudafricana.
Si parla di una competizione divisa in 2 gironi da 7 squadre con tutto il format da definire: chiaramente si tratta di una corsa contro il tempo ma tutti sembrano apprezzare e non poco questa soluzione che attraversa i continenti e porta il rugby in una dimensione globale anche nel vecchio Continente. In attesa dell’ufficializzazione aspettiamo di conoscere i roster delle italiane e sopprattutto quello della franchigia federale che promette solo dolori. Il tutto avviene in concomitanza della peggior crisi di risultati internazionali che l’Italia ricordi: non solo per quelli (non) conseguiti sul campo, evidenti a chiunque, ma anche per quelli commerciali, di ticketing, merchandising ma soprattutto diritti televisivi.
Zebre e Treviso dopo 7 stagioni sanno di poter contare su numeri che girano fra i 1500 e 3000 spettatori di media, budget modesti e risultati che non incoraggiano di certo grossi investimenti. Tutti motivi che non lasciano tranquilli i vertici del Pro 12, delusi dalla realtà italiana ritenuta invece sino a qualche anno fa potenziale e appetibile. Il Pro 12 è sicuramente il torneo meno prestigioso fra le 3 competizioni professionistiche europee, (le altre sono Premiership e Top 14, cioè i campionati inglese e francese) ma con una caratteristica unica: la sovranazionalità. Innovazione non da poco e che intendono mantenere innestando cultura e talento con le due rappresentative sudafricane e con un occhio agli USA nel caso vi fossero defezioni italiane in arrivo…