Breaking news
BRACCIO DI FERRO / Catalogna, Spagna fa arrestare due leader indipendentisti

Life is Live

19 giugno 2017 10:45

Lavoro, cinque domande (prima di cercarlo)

Da anni ormai si parla del tasso di disoccupazione italiano, meno lavoro e aumento di disoccupati. Il tutto va di pari passo con la disperazione e la crisi che i popoli stanno vivendo, una danza vertiginosa abbinata ad un cocktail di passività, depressione e mancanza di stimoli mentali ed emotivi. È ovvio, potrebbe pensare qualcuno, in una situazione del genere chi potrebbe essere pieno di vita e di speranza? Ragionamento più che comprensibile visto il livello di pensieri a cui siamo abituati, tormentati  da un flusso costante di vittimismo e scoraggiamento.

Studi scientifici dimostrano che i nostri pensieri condiziono notevolmente il nostro corpo, decidono le emozioni che proviamo, creano la realtà che abbiamo intorno e, cosa non meno importante, condizionano il nostro atteggiamento nell’affrontare ogni tipo di esperienza o avversità. Vero è anche che “in momenti di crisi c’è chi piange e chi fabbrica fazzoletti”: credo che il fattore vincente, la leva che potrebbe aiutarci a ristabilire questa situazione si celi esattamente in questa metafora. Qual è l’atteggiamento che adottiamo nella nostra vita? Siamo coscienti di cosa ci guida e di come reagiamo a ciò che ci succede? Ogni reazione è frutto di leve. Una determinata situazione, emotivamente ci fa accendere alcuni meccanismi quasi fossero degli interruttori e questi, a loro volta, rievocano un determinato avvenimento, che ci fa avere delle re-azioni specifiche alla situazione che stiamo vivendo. A conferma di questo c’è il fatto che due persone distinte, poste nella medesima situazione, si comportano in modi differenti. A rigor di logica, se reagiamo al problema saremo volti a creare altri problemi. Un treno che percorre gli stessi binari porterà alle stesse mete, una mente che è mossa dalle stesse leve porta agli stessi risultati.

Una mente resiliente è uno strumento in grado di creare l’impossibile: per rendere il nostro atteggiamento vincente è necessario destrutturare ciò che crediamo di essere. Siamo potenti oltre ogni misura, siamo in grado di creare ciò che vogliamo e meritiamo di vivere. Prima di creare una strategia che darà forma ad un nuovo stile di atteggiamento e di lavoro è necessario porsi cinque semplici domande. Noi, resilienti per natura, ora vogliamo risposte extra ordinarie, risposte che viaggiono su binari nuovi e non conosciuti dalla mentalità che ha generato i problemi. Da dove arrivano queste risposte che creano il nuovo? Semplice: sotto forma di intuizione, di immaginazione, di segnali che arrivano inaspettati nella nostra giornata. Li sentiamo veri perchè avvertiamo un senso di sicurezza e pace. Un passo alla volta, con pazienza arriveremo a comprendere, sentire ed interpretare meglio la grande “segnaletica stradale” che la vita ci pone sotto gli occhi ogni giorno. Educheremo i nostri occhi e le nostre sensazioni a questa nuova leggenda. Come quando impariamo a guidare la macchina, impariamo segnali sconosciuti che ci guidano nella strada che noi desideriamo.Osserviamo ora le cinque domande fondamentali su cui si poggia il cambiamento:

1) Chi sono? Questa dovrebbe essere la domanda guida della nostra vita. Quando nasciamo ci poniamo questa domanda, abituiamoci a protrarla in ogni “morte metaforica” che viviamo durante la vita, ovvero in ogni cambiamento. La risposta cambierà di volta in volta, perchè di volta in volta cresciamo com’è naturale che sia. Questa domanda ci obbliga a stare in uno stato di presenza e responsabilità che va otre il tempo.

2) Quali sono i miei pensieri? Osservare i pensieri che toccano la nostra mente è una delle chiavi più importanti del cambiamento. Cosa sto pensando ora? E’ una domanda che dovremo porci continuamente, colonna portante della conoscenza di noi stessi. Quando compriamo una macchina vogliamo sapere tutti i dettagli: è la nostra macchina e dobbiamo viaggiarci ogni giorno. Sarebbe fondamentale avere la stessa cura e la stessa conoscenza di quello che pensiamo. I pensieri poggiano sulle leve di cui ho parlato prima, comprendendo di quali pensieri siamo formati possiamo carpire le leve su cui poggia la nostra realtà e modificarle a nostro piacimento. Inizialmente basta osservarli, come quando guardiamo le immagini riprodotte che formano un film. Ogni pensiero corrisponde ad un’immagine cinematografica, più immagini ravvicinate creano la pellicola del film, più pensieri che intercorrono creano il film più importante, la nostra vita. Li possiamo fissare su un quaderno in modo da comprendere di cosa siamo composti. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni significa propri questo: di cosa è composto il tuo sogno? Quali pensieri creano la tua realtà?

3) Cosa sono le emozioni e da dove nascono? L’emozione è il “pensiero fatto corpo”. Ogni pensiero stimola una serie di ormoni i quali comunicheranno trasformandosi in emozioni (per maggiori dettagli consiglio di approfondire “epigenetica”). La chiave di volta  insiste nell’etichettare un’emozione nel momento in cui la proviamo. Osservare con il corpo: questa è felicità, è gioia, è rabbia e via dicendo. Cosa più importante è vivere l’emozione ed evitare di fuggire. Per facilitare la cosa basta immaginarla come una nuvola: noi siamo l’aereo e quando ci sono le nubi, le si attraversa e ci si immerge per seguire la propria traiettoria. Ecco immaginiamoci come aerei e nel momento in cui proviamo l’emozione, immergiamoci in essa e restiamo avvolti dalla sua densità. Viviamo l’emozione: questo la trasformerà e la dissolverà nel caso sia depotenziante. Così semplice? Che cosa ci vuole a farlo? La differenza tra chi raggiunge i propri obbiettivi e chi si sente perso e in crisi è questa: il vincente compie l’azione, il perdente procastina e la lascia a livello potenziale.

4) Perchè ho creato questa situazione? Questa domanda, a livello inconscio (ovvero il 90% di quello che guida le nostre azioni) ci da un segnale forte. In primis ci responsabilizza e fa uscire dal ruolo di vittime, in seconda battuta arriverà un’intuizione o un segno metaforico che ci darà la soluzione. Argomento che tratteremo ampiamente è quello delle credenze, ovvero i programmi di cui siamo formati e che fanno avvenire determinate situazioni. Siamo come dei computer, dei computer quantici. Un computer normale potrebbe essere paragonato al cervello di un bradipo, il nostro computer quantico equivale al cervello di Einstein. Ogni apparecchio è costituito da programmi che avviano i processi: noi funzioniamo nella stessa maniera, siamo persone con un potenziale sovra-umano, limitato semplicemente da credenze che fanno partire situazioni che necessitano di essere vissute. La vita è maestra proprio in questo, ci specchia e da forma ai nostri programmi. Una volta individuata la credenza si può cancellare istantaneamente e sostituire con una nuova e potenziante. Di questo si occupa il “facilitatore”, e questo si può imparare semplicemente con una nuova educazione. La scintilla, il carburante che fa partire tutto questo è la volontà, l’amore. Come una fiamma, l’amore per se stessi, brucerà tutto ciò che fa parte della nostra personalità, trasformandoci in ciò che realmente siamo.

5) Perchè vedo solo soluzioni? Questa è una domanda potenziante, ovvero permette alla nostra mente di spostare il focus verso le soluzioni e non verso i problemi. Quando abbiamo una difficoltà, solitamente continuiamo a pensare ai mille modi in cui si è creata, al fallimento e a trovare logicamente delle soluzioni. Adottare una simile strategia è totalmente disfunzionale alla soluzione, ovvero inutile. È come essere in una strada di montagna, trovarsi una mucca in mezzo alla strada e continuare ad osservarla sperando che sparisca magicamente, senza accorgerci che spostando lo sguardo, noteremo una stradina secondaria, asfaltata e perfettamente percorribile. Per spostare lo sguardo verso la strada più semplice si usa la domanda aperta, interrogare la propria mente permette lo spostamento del focus alle infinite soluzioni e consente di non vedere più la mucca, ma di aver capito che c’è…