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Un fiorentino in Polesine

19 giugno 2017 11:36

Da città delle rose a città delle bici

“Chi di voi vorrà fare questo mestiere, si ricordi di scegliere il proprio padrone, il lettore” scriveva agli aspiranti giornalisti Indro Montanelli, al quale sono accomunato non certo dalla bravura ma almeno dalla toscanità. Quando la nuova gestione di Rovigo IN diretta mi ha chiesto di riprendere a scrivere le mie opinioni in questo sito non ho chiesto soldi ma ho posto come unica condizione che le opinioni fossero appunto le mie e non quelle di chi comanda, qui o altrove. Così mi è stato garantito e così sarà: se mi sarà chiesto di schierarmi dove non mi piace ve ne accorgerete dal semplice fatto che questa rubrica non ci sarà più.

Ciò detto e per non annoiarvi oltre, cari i miei lettori, vediamo da cosa possiamo ripartire. Direi dalle cose semplici. Una volta avevo perfino convinto un candidato sindaco a inserire nel suo programma l’idea di un “assessore alle piccole cose” che sono poi quelle che troviamo ogni giorno fuori dalle nostre porte: le buche, lo sporco, gli aggeggi di uso pubblico da aggiustare, i piccoli servizi che non funzionano come si deve, i comportamenti incivili o poco civili e così via.

Lo dico da libertario: a me le leggi che vengono dall’alto piacciono poco, preferisco quelle che vengono dal nostro interno, dalla nostra capacità di autoregolarsi. Però in certi casi prevenire sarebbe meglio che reprimere e il buon esempio dovrebbe venire dall’alto, per poi spingere tutti a farsi del bene e non del male. Facciamo l’esempio delle biciclette. Come tutti, immagino, sono rimasto colpito dalla morte prima di Scarponi e poi di Hayden e di Julia Viellehner, sportivi vittime di terribili incidenti in bici. Guardo allora il nostro centro. Mi è capitato di discuterne con una persona che di urbanistica se ne intende. “Ma ti pare – ho detto – che qui tutti pedalino allegramente contromano, imboccando sensi unici come se niente fosse?”. “Mah, a me non sembra”, mi è stato risposto. Ecco il punto: quando il malcostume è diffuso sembra normale. Se un comportamento è diffuso neanche ci se ne accorge: nel paese degli orbi… Ma riflettiamo: è possibile che le due ruote circolino dove e come pare a loro, risalendo strade in cui le auto viaggiano in senso opposto? L’ho visto di recente fare anche ad un consigliere comunale uso a viaggiare in bici a testa bassa, concentratissimo… e contromano. Il problema è che i ciclisti (come i pedoni e i motociclisti, se è per questo) sono vasi di coccio in un mondo di vasi di ferro (le auto).

Allora bisognerebbe essere lungimiranti, una volta si sarebbe detto visionari. Come sarebbe bello un sindaco e una giunta che decidessero di prendere atto del fatto che Rovigo è una città di biciclette e che tutti viaggiano con quelle su e giù per strade trafficate come viale Regina Margherita o via Mazzini, o in centro facendo lo slalom in mezzo ai pedoni. E poi quei tali sindaco e giunta ridisegnassero la città in funzione di questo. Ci sono esperti di viabilità cittadina al mondo, magari in Olanda, se ne stipendi uno per un po’ e si veda cosa propone per evitare che bici e auto continuino a giocare a rimpiattino e bici e pedoni ad acchiappino. Poi, fatto ciò e creata una città a misura di bici, riaprissero i manuali con le regole su come devono essere usate, quelle bici: fanali (chi li ha?, provate a fare un conto nottetempo), catarifrangenti, campanelli, caschi per bambini eccetera. E poi costringano (ahi, le regole dall’esterno, ma forse un giorno verranno interiorizzate come quelle sul fumo, per intendersi…) i ciclisti a badare alla loro stessa sicurezza. Ciò prima che accada qualcosa. Il mestiere della Cassandra è quello che mi va meno a sangue, diceva sempre Montanelli, ma non vorrei dover dire un giorno al sindaco Bergamin: hai visto, avevo ragione io.